
«L’attuale dinamica dei mercati emergenti non è quella di una rottura, ma di una diversificazione: un’evoluzione graduale dalla dipendenza verso un equilibrio.»
Vikky Chen – Analista del credito presso IVO Capital Partners
L’evoluzione del panorama commerciale dei mercati emergenti: l’ascesa della Cina e la crescita del commercio Sud-Sud
Sommario:
- Dall’inizio degli anni 2000, i paesi emergenti hanno visto cambiare i loro modelli commerciali. Gli Stati Uniti e altre economie sviluppate, un tempo principali partner commerciali di questi paesi, hanno visto il loro predominio diminuire negli ultimi due decenni. Sono stati gradualmente sostituiti da altri mercati emergenti, in particolare dalla Cina, che è diventata un partner commerciale imprescindibile.
- Uno dei cambiamenti più evidenti è l’ascesa della Cina come principale partner commerciale di molte economie emergenti, al posto degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, il commercio tra paesi emergenti — spesso chiamato commercio Sud-Sud — si è notevolmente sviluppato. Ora rappresenta quasi la metà del commercio totale dei mercati emergenti, contro solo il 24% del 1990, a dimostrazione di come i legami economici si siano rafforzati.
- Negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno dato nuovo slancio a un’ondata di politiche commerciali protezionistiche, estendendo i dazi non solo ai prodotti cinesi, ma anche alle importazioni provenienti da un’ampia gamma di partner globali, compresi alcuni alleati chiave. Ufficialmente giustificate da ragioni di sicurezza nazionale, rilocalizzazione industriale e politica industriale, queste nuove misure tariffarie ridisegnano ancora una volta i flussi commerciali globali. Tuttavia, dopo decenni di diversificazione commerciale, i mercati emergenti sono diventati meno vulnerabili ai cicli economici e alle decisioni politiche statunitensi. La quota degli Stati Uniti nel commercio dei paesi emergenti, che oscillava tra il 18% e il 22% negli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000, è scesa oggi a solo il 12%, a dimostrazione di una maggiore resilienza di fronte all’evoluzione delle dinamiche globali.
Grafico 1: Andamento dei flussi commerciali dei mercati emergenti

L’evoluzione del panorama commerciale dei mercati emergenti

Grafico 2: Numero di paesi che intrattengono rapporti commerciali più intensi con la Cina che con gli Stati Uniti

Nel 2000, gli Stati Uniti erano il principale partner commerciale di oltre l’80% delle economie dei mercati emergenti. Nel 2023, la tendenza si è invertita: la Cina è diventata il principale partner commerciale di oltre il 65% dei paesi emergenti.
Questa transizione si spiega in gran parte con diversi fattori:
- La rapida espansione economica della Cina, che ha stimolato la domanda mondiale di materie prime;
- La sua adesione all’Organizzazione mondiale del commercio;
- La sua strategia volta ad accrescere la propria influenza nei mercati emergenti, come dimostrano in particolare iniziative quali la “Belt and Road Initiative”, che ha rafforzato notevolmente i legami commerciali e infrastrutturali della Cina con numerose economie emergenti.
Ad esempio, le esportazioni del Brasile verso la Cina hanno raggiunto i 104,3 miliardi di dollari nel 2023, trainate soprattutto dalla soia, dal minerale di ferro e dal petrolio. Allo stesso modo, l’Indonesia ha esportato merci per un valore di 64,9 miliardi di dollari verso la Cina nel 2023, soprattutto ferro e acciaio, combustibili minerali e nichel.
Questo rafforzamento delle relazioni commerciali con la Cina ha ridotto la dipendenza dei mercati emergenti dagli Stati Uniti per le esportazioni e i beni strumentali, diminuendo così la loro esposizione ai cicli economici americani. Allo stesso tempo, questa evoluzione offre importanti opportunità a lungo termine, grazie alle dimensioni e alla crescita continua dell’economia cinese, sempre più trainata dai consumi, nonché al suo vasto mercato interno, che offre prospettive interessanti per gli esportatori dei mercati emergenti.
Nell’ambito della Belt and Road Initiative, la Cina ha rafforzato notevolmente i suoi legami economici e politici con molti paesi emergenti. Dal lancio della Belt and Road Initiative nel 2013, il commercio della Cina con i paesi coinvolti è più che raddoppiato, superando i 2.100 miliardi di dollari nel 2023. Questa crescita è stata particolarmente marcata nei settori dei macchinari, dell’elettronica, dei tessili e delle materie prime.
La crescita degli scambi commerciali tra i mercati emergenti
Un’altra tendenza significativa è il forte aumento degli scambi commerciali tra i paesi dei mercati emergenti. Il commercio Sud-Sud è passato da circa il 5% del commercio mondiale totale nel 1990 al 21% nel 2024, a testimonianza di un rafforzamento dei legami economici tra i paesi emergenti.
Grafico 3: Ripartizione del commercio mondiale

Una parte importante del commercio Sud-Sud coinvolge la Cina, i cui scambi sono aumentati di 162 volte tra il 1990 e il 2024, rappresentando ormai il 13% del commercio totale dei mercati emergenti. Tuttavia, anche il commercio tra i mercati emergenti esclusa la Cina ha registrato una forte crescita: è aumentato di 31 volte nello stesso periodo, contro un aumento di 10 volte del commercio con i mercati sviluppati. Come mostra il grafico 1, il commercio tra i mercati emergenti (esclusa la Cina) rappresenta ormai il 38% del commercio totale dei mercati emergenti, a sottolineare la crescente importanza dei legami economici Sud-Sud in senso lato.
Fattori chiave:
- Gli accordi commerciali regionali hanno favorito l’aumento degli scambi commerciali tra i mercati emergenti; i paesi che commerciano all’interno della propria regione beneficiano in genere di dazi doganali più bassi.
– Negli ultimi 5-10 anni sono stati stipulati diversi accordi commerciali regionali in varie aree del mondo, come la Zona di libero scambio continentale africana, l’USMCA in Nord America, l’Unione economica eurasiatica (UEEA) in Eurasia per gli Stati post-sovietici, il RCEP in Asia e il CPTPP nella regione transpacifica. A questi si aggiungono altri blocchi regionali più datati, come l’ASEAN e il MERCOSUR.
– Gli accordi commerciali regionali sono generalmente considerati più resilienti rispetto agli scambi con altri paesi. Questo si spiega in parte con il fatto che tali accordi prevedono meccanismi che possono contribuire alla stabilità economica e alla resilienza.
– Il ritiro degli Stati Uniti da alcuni accordi commerciali multilaterali chiave, come il RCEP e il CPTPP — soprattutto durante il primo mandato di Trump — ha aperto la strada ai mercati emergenti per prendere l’iniziativa nello sviluppo di quadri commerciali alternativi e per reindirizzare i flussi commerciali. Prima dell’introduzione degli aumenti tariffari statunitensi, il commercio tra le diverse regioni dei mercati emergenti era spesso soggetto a dazi doganali relativamente elevati, il che ne limitava la competitività. Ad esempio, le esportazioni dall’America Latina verso l’Asia meridionale devono affrontare dazi medi del 14,9%. Tuttavia, con il recente aumento dei dazi all’importazione statunitensi, i paesi emergenti potrebbero orientare sempre più i propri scambi verso altre regioni emergenti, favorendo così una maggiore integrazione Sud-Sud.

I dazi statunitensi sulla Cina, soprattutto durante la guerra commerciale del 2018–2019, hanno spinto molte aziende a delocalizzare la produzione verso altri mercati emergenti come il Vietnam, l’India, l’Indonesia e il Messico. Questa ridistribuzione della produzione manifatturiera ha rafforzato il commercio di beni intermedi tra i mercati emergenti e ha permesso a diverse economie emergenti al di fuori della Cina di posizionarsi per trarre vantaggio dalla prossima ondata di riallineamento delle catene di approvvigionamento globali.
Conclusione: una nuova mappa degli scambi commerciali
I paesi dei mercati emergenti non si limitano più a reagire alle mosse delle economie avanzate. Loro:
- Stanno aumentando gli scambi commerciali tra di loro,
- Rafforzano le loro collaborazioni strategiche con la Cina,
- Si stanno progressivamente distaccando dalle dinamiche commerciali dominate dagli Stati Uniti.
Nei prossimi 10-20 anni, questa architettura commerciale in evoluzione potrebbe rafforzare la resilienza dei mercati emergenti grazie a partnership diversificate, modificare l’equilibrio economico globale e favorire una maggiore autonomia nell’elaborazione delle politiche e delle strategie di sviluppo dei mercati emergenti.
La crescita sostenibile del commercio tra i mercati emergenti e la diversificazione dei flussi commerciali rappresentano un cambiamento strutturale positivo per gli investitori. Man mano che questa tendenza prosegue, investitori e decisori dovranno rivedere le loro ipotesi di lunga data sul commercio mondiale, riconoscendo che i paesi emergenti sono ormai in grado di plasmare il proprio futuro economico.
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